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Note di regia

Riccardo Donna

Nero Wolfe, finalmente.
Una lettura giovanile che mi aveva affascinato.  
Quando è arrivata la proposta di Luca Barbareschi, sono stato felice di accettare e ho subito pensato che avrei avuto la possibilità di ricreare quelle atmosfere letterarie che tanto mi erano piaciute.

Ho lavorato più di un anno in perfetta sintonia artistica con la Rai, il produttore, gli sceneggiatori ed il risultato e' qui, pronto per la messa in onda.

Nel 1959 Nero Wolfe, investigatore americano, si trasferisce a Roma, portandosi dietro tutto il suo mondo ed il fido assiestente Archie Goodwin.
Abbiamo dovuto ricreare degli spazi che potessero far vivere integralmente lo spirito del personaggio. Una grande casa con l'ascensore privato, una serra luminosa per le sue amate orchidee, una cucina spaziosa per sooddisfare la sua passione per il cibo.
Poi ho pensato di  raccontare una Roma diversa, eliminando volontariamente ogni riferimento diretto alla città  e provando a renderla“molto americana”, ricreando un luogo immaginario dove ambientare i romanzi di Rex Stout, scritti tra il '30 e il '60 e ambientati  a New York.
Il risultato è una Roma molto glamour con belle donne eleganti, scintillanti macchine sportive, ricche dimore patrizie, una centro storico carico di misteri, di  bevande avvelenate, di revolver, di servizi segreti e ancora  una piccola Chinatown ricostruita nel quartiere di San Saba.

Ho cercato di raccontare questa storia seguendo l’andamento preciso e a  volte anche un po’ teatrale usato da Rex Stout.
Ho usato una ripresa classica, che mi piace definire modernamente antica.
Mi sono ispirato a grandi film gialli radicati nella mia memoria.
Per contrastare una certa verbosità del racconto ho usato strappi improvvisi per le scene d'azione e ho girato tutti i flashback, che sono fondamentali e ricorrenti nel film, con la macchina da presa "fuori bolla" come nei classici Crime story degli anni 40.

Ho chiesto alla Femme Piege, delle musiche diverse dal solito. Che il pubblico riconoscesse immediatamente come le musiche di Nero Wolfe.
Il risultato e' un mix di vibrafoni, violini, chitarre e fiati. Una musica che sembra antica, ma in realtà e' modernissima. Sicuramente nuova per la fiction italiana.

Rispetto alle passate edizioni, e penso a quelle americane ma soprattutto all'italiana  questa nuova  serie ha un respiro nuovo, è ricco di azione e colpi di scena.
Una cosa  singolare per una storia che ha, come protagonista, un uomo  che ha paura ad uscire di casa.  Ma il braccio destro di Nero, Archie Goodwin ci portera' continuamente a spasso per questo mondo, con la sua aria scanzonata, alla Tony Curtis. In sottofondo il ticchettio della macchina da scrivere della bella giornalista Rosa Petrini l'unica donna che gli farà veramente girare la testa.

Francesco Pannolino, interpreta Nero Wolfe, in modo sorprendente. Ha fatto una sorta di morfing. Un cambiamento radicale immedesimandosi anima e CORPO nel personaggio.
Meno fatica ha fatto Pietro Sermonti, che in fondo è sempre stato Archie Goodwin…bastava dirglielo.
Per chiudere il trio di casa Wolfe ci serviva un cuoco, volevamo un cuoco vero perché la cucina nella nostra storia è fondamentale. Volevamo far sentire anche al pubblico il profumo  dei cibi, volevamo che tutto fosse realisticamente appetitoso. Ma avevamo bisogno anche di un attore brillante e sornione.  La scelta è caduta su Andy Luotto, chef sopraffino, che ha dato un tocco unico al suo personaggio.

Il risultato è un trio affiatato. Si rispettano, si provocano, si sfottono, e a volte litigano. Ma si voglio bene e non possono fare a meno uno dell’altro

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